domenica 29 aprile 2007

asplund


cosa mi sapresti dire di asplund? oppure consigliami qualche libro che parli di lui. ho in mente un post molto interessante ma ho bisogno di tempo per scrivere, tempo che adesso mi manca proprio. andrà a finire che ne parleremo di persona. a molto presto!

giovedì 12 aprile 2007

traduzione analogica(?) vs interpretazione variabile(?)

ottimo.
il lavoro mi paice e in qualche modo trovo che sia un lavoro propedeutico anche al nostro lavoro.Le immagini sono molto belle ed anche la loro composizione è forte.Le immagini effettivamente raccontano un movimento, una dinamica che cambia di intensità, un evoluzione di una situazione in un determianto tempo. Variazione che catturi con la macchina fotografica.La mia critica è mirata a farti riflettere sulla grandissima e imprevedibile varietà della variazione delle fotografie. Ogni singola immagine è unica, irripetibile e assolutamente speciale. L'operazione che tu fai è quella di trasformare questa immagine in un linguaggio adatto ad esere suonato. Il punto è che queste immagini hanno un margine di variabilità infinito, tutte le volte diverso e irripetibile. Piuttosto che dividere e organizzare le immagini in gruppi rigidi o in un numero di casi limitati forse dovresti trovare il modo di rendere la lettura di questo movimento assolutamente speciale ogni volta come del resto sono le immagini. In pratica io trovo che il potenziale di quelle immagini sta nel fatto che il movimento può apparire estrememente diverso tutte le volte e che quindi invecie di ridurre le immagini ad una banca dati di sei casi dovresti piuttosto ampliare il numero di casi.Questo lavoro ha , nel bene e nel male, le caratteristiche di una traduzione analogica a mio modo di vedere. All'immagine A corrisponde una quartina con accento sulla prima, all'immagine B corrisponde una quartina con l'accento sulla quarta ecc... Ovviamente tutto questo è grazie alla tua sensibilità nella lettura delle immagini ma credo che questa lettura renda rigido un sistema al contrario molto più imprevedibile.Tanto per cominciare dovresti estremizzare, spingere di più sulle fotografie. Hai trovato il modo di fare interagire un elemento luminoso con l'obbiettivo aperto per un determianto tempo ed ottenere delle immagini. Ne servono di più. Devi avere 1000 immagini anche simili ma parzialemtne diverse. Io trovo che sia proprio nella loro diversità, anche minima, la critica alla tua composizione di adesso. Il silenzio poi non è una cosa che devi imporre. Credo che dovrebbero essere le immagini stesse a spingerti a capire quando essere fermi e quando no. Il fatto di avere 1000 immagini poi non vuol dire che non le puoi ripetere, anzi puoi farlo tutte le volte che vuoi.

In conclusione, dopo tutto questo casino probabliemnte poco chiaro: hai per le mani un materiale molto potente. Mi riferisco alle immagini. Ora hai 6 casi studio ma dovrebbero essere almeno 1000. Credo che non dovrebbe essere una traduzione binaria, piuttosto un sistema capace di leggere le sfumature e la forza di queste immagini e tradurla in una sistema altrettanto raffinato e variabile.

Mi rendo conto che quello che dico non tine conto della realtà. Lo so che non puoi metterti a fare 1000 fotografie.(o forse sì?) Però in questo ambito non ci sono compromessi, se una cosa deve essere immaginata in un modo è così e così soltanto che deve essere immaginata.
buon lavoro
Michele

D-composizione


prima di tutto chiedo venia per il mio indecente foto ritocco, ma fotoshop non è di certo il mio programma. detto questo sono un po' dubbioso di questa decomposizione (ho tolto le foto-cellula senza accento). non so forse questo silenzio letto con il noto valore dualistico spazio-suono forse andrebbe scandito da un telaio che faccia percepire la sua assenza. mi rendo conto che è paradossale, ma Cage forse non ci insegna che il silenzio è un suono, il silenzio non esiste.

sono davvero in dubbio. in questa foto il silenzio è allo stato puro, è uno spazio vuoto senza confini, l' unico confine è dato dall' inizio delle zone di "suono".
eppure la mia esperienza di musicista-operaio (orchestra) mi ha insegnato che il silenzio è qualcosa che creo. è difficile da spiegare, è come se tu dovessi definire nel particolare uno spigolo di un muro. potrebbe essere affilato, smussato, tondo, a sezione ellittica.... lo sai meglio di me, ma per me (traslando) è lo stesso. continuo a soffrire una mancanza di definizione del silenzio. dopo tutto è una risorsa sonoro-materiale, no?

lunedì 9 aprile 2007

untitled patterns etude nr. 01


dopo una più o meno lunga gestazione patterns etude nr. 01 ha finalmente visto la luce! in realtà mi rendo conto che non è facile criticare un proprio lavoro, soprattutto quando il risultato non si colloca nel proprio canonico campo di applicazione. il lavoro che ho fatto parte da delle fotografie che ho scattato gli scorsi due anni e hanno la caratteristica comune di semplificare un dato movimento. partendo da questo ho fatto corrispondere ad ogni immagine una figura basilare del solfeggio ritmico (per facilitare la comprensione prendo, ad esempio, una quartina di 16simi, ma avrei potuto utilizzare una terzina o una quintina, una sestinao una settimina, ecc....). la direzione di questo piccolo frammento di frase o pattern è data dall' accento.



questo è il sistema di equazioni con il quale ho composto su pentagramma quello che poi tradotto su "tela" è diventato questo lavoro grafico. ogni singola linea è stata creata orizzontalmente e quindi ogni linea verticale è frutto di una combinazione involontaria e (solo) a priori indeterminata di patterns. fondamentalmente la figura suggerisce in che regione della cellula si trova l' accento, sia esso all' inizio, a metà, alla fine, inizio-fine, appena dopo l' inizio, indipendentemente dal numero di pulsazioni all' interno della cellula.



iniziando una critica potrei dire che manca deliberatamente un elemento molto importante in musica e, in senso traslato, anche in architettura, il silenzio. lo so e lo sapevo anche durante la preparazione, ma come approccio preferisco sempre destrutturare. in una chiave più essenzialista la cellula senza accenti e tutte le pulsazioni non accentate potrebbero quindi essere omesse (completamente omessa l' immagine della figura senza accenti). anche dal punto di vista musicale, immaginando quallo che ho scritto essere destinato ad un esecuzione su un tamburo, ciò che importa è il ritmo dato dagli accenti. la struttura di 16simi non ha nessuna rilevanza che sia estetica o timbrica. è semplicemente un tappeto non essenziale ai fine dell' esecuzione.

in questo modo anche il lavoro grafico avrebbe più respiro e nel gioco di caselle piene e vuote (a questo punto al posto dell' immagine succitata ci sarebbe un vuoto, uno spazio non riempito o non delimitato) si creerebbe un secondo ma non meno importante gioco di ritmi.
aspetto critiche. ciao bello.


domenica 8 aprile 2007

Vorwort - a proposito del Tempo

mi sono imbattuto del tutto inaspettatamente in un' interessante riflessione sul concetto occidentale di tempo nel libro, un romanzo, Il senso di Smilla per la Neve.
senza entrare nei dettagli, la protagonista si trova a fare delle considerazioni critiche sulla fisiologica necessità della cultura europea di misurare il mondo e soprattutto di farlo in modo uniforme, oggettivo ed equipollente. invece come racconta Smilla presso le popolazioni Inuit abitanti la regione settentrionale danese della Groenlandia è in uso tuttora misurare la distanza tra un accampamento e l' altro in sinik ovvero sonni (pernottamenti), poichè questa flessibile unità di misura tiene conto, oltre al fattore distanza, i fattori tempo atmosferico, stagione e altre particolarità climatiche. non che per questa sua intirnseca flessibilità, ci assicura, questo metro sia lasco, anzi, è proprio da questo sistema di variabili che si ottiene una misura esatta. ma la cosa che più mi ha interessato ma su cui il libro proseguendo nella narrazione non si sofferma, è che in questa civiltà ,che ha vissuto in uno stato primitivo(?) fino alla civilizzazione avvenuta negli anni '60 ,dopo che il governo danese ha posto fine all' epoca coloniale in terra groenlandese, tempo e spazio sono percepiti come un unico concetto, sinik, appunto.

qualcosa di simile l' avevo già trovato nelle letture praparative all' utilizzo dell' I Ching, il libro dei mutamenti cinese, quando viene esposta la reoria dei nove lanci di tre monete per consulare l' oracolo. ogni lancio in base alla combinazione delle facce delle monete crea una linea che compone una figura. il perchè di ogni linea, o meglio, il perchè di una data combinazione di facce di moneta è dato dal concetto orientale di attimo come sistema di variabili spazio-temporali simultanee. per semplificare: tiro una moneta e viene testa perchè fuori è passata un automobile.

nella nostra cultura i due concetti sono ben separati, tanto che provare ad immaginare in uno scenario primordiale pre-big bang in cui spazio e tempo sono un' unica e ancora inscissa materia è francamente difficile. basta osservare anche solo superficialmente quanto le nostre materie di studio sono tenute vicendevolmente a distanza (salvo qualche sporadica, pallida ed abbozzata iniziativa-foglia di fico), nonostante quanto siano vicine ed interagenti.

detto questo inizio ad interrogarmi sul concetto di tempo in musica, ed arrivano le prime risposte: il tempo nella cultura musicale occidentale è subordinato al misurare, al quantificare. in effetti il nostro tipo di notazione musicale nasce e si affina proprio in questa direzione. posso affermare che questo è sostanzialmente vero (molto sintetico ma vero) a livello di "solfeggio".
ma anche quando ci si addentra nella definizione di un andamento ovvero la distanza temporale tra una pulsazione e la successiova ci si imbatte in termìni quali moderato, andante appassionate, vivo, allegro con fuoco, che danno una sorta di idea di quella che dovrebbe essere appunto la velocità di esecuzione, oltre ad un certo tipo di espressività intrinseca nella retorica musicale occidentale. purtoppo la prassi ha escluso questa sorta di autodeterminazione, o più semplicemente interpretazione, dato che per ogni espressione facente parte dell' agogica c' è ormai una tabella che riporta il giusto numero di b.p.s., con scarti davvero minimi.

aldilà che sia più o meno interessante il sistema occidentale, non è decisamente quello di cui abbiamo bisogno, credo proprio di poterlo escludere. non potrebbe mai entrare in un sistema proprio per questa sua troppo oggettiva e retorico-dipendente caratteristica.
il modello groenlandese potrebbe suggerire una via? si potrebbe cercare un campo di applicazione dove due concetti dati per scontati esser separati invece possano essere di fatto la stessa cosa, o meglio, determinare la stessa cosa?

domani posto il mio lavoro su ritmo ed immagini. questo era appunto das Vorwort.

martedì 3 aprile 2007

accettazione=resa ; accettazione=consapevolezza

bisogna ammettere che l'architettura si sente.

venerdì 30 marzo 2007

lichtdom

Questo è uno dei più straordinari allestimenti mai visti.

Norimberga, 11-IX-1937, LICHTDOM

congresso del partito nazista del 1937, allestimento progettato dall'architetto di Adlof Hitler, Albert Speer. Lichtdom, come tu saprai vuol dire duomo di luce. Lo spazio è delfinito da 150 proiettori di contraeree puntati verso l'alto. Lo spazio è definito da muri di luce, un rettangolo luminoso. Lo spazio è definito da flussi di energia, architetura senza materiale. Architettura che non esiste, si dissolve con l'apparire dell'alba.

Marshall Mcluhan diceva che il medium è il messaggio, "il mezzo è il messaggio". Consideriamo quindi che il lichtdom non ha come messaggio il nazismo, ma al contrario il messaggio è la luce e lo spazio da essa definita. La luce l'energia positiva dello spazio da un lato, a contrasto dell'oscurità e l'aberrante negatività del nazismo. Concluderei questo topic con un frase. GEGEN NAZIS. Sono certo ne comprendi a pieno il significato







giovedì 29 marzo 2007

work in progress






sto verificando i primi frutti del mio sistema ritmo-immagine.
aspetto di conoscere presto anche la tua opinione.
ciao bello.

domenica 25 marzo 2007

ritmo


sto preparando un lavoro che avevo in mente da tempo partendo da delle fotografie che ho fatto un anno fa. potrebbe avere una funzione propedeutica per il nostro progetto, a presto i dettagli.



si tratta di uno studio su ritmo e immagini. sto creando un sistema.






sabato 24 marzo 2007

strutture

forse il discorso sta ruotando troppo attorno ai materiali. ho cominciato a pensare alle connessioni possibili tra struttura e ritmo, forse è un ambito più interessante o quanto me no proficuo per la nostra indagine. i materiali ci obbligano sostanzialmente ad una scelta che lo si voglia o no soggettiva. una obiezione potrebbe essere che lavorando come abbiamo deciso sarebbe il materiale stesso ad auto determinare la struttura. la mia idea è quindi: lavoriamo ad una struttura che poi determinerà in modo inequivocabile il materiale. questo forse ci porterebbe nella direzione di ottenere dei risultati "tangibili" ognuno in un proprio campo, non che sia una necesstà, ma stavo solo tirando qualche conclusione di quanto scritto.

digestione, assimilazione.

abbiamo messo molta carne sul fuoco e credo sia anche per questo che ci sia stato un po' di silenzio su questo blog, una specie di sonnellino dopo pranzo.
in questi giorni ho digerito ed assimilato alcuni concetti espressi in precedenza.
ad esempio sistema. mi è tornato in mente quando ho cercato di ipotizzare se da un elemento qualsiasi (non voglio parlare di suoni o materiali) è possibile esptrapolare un metodo di lavoro che trascenda dalla soggettività. ecco forse in questo momento credo che ciò che più desideri per questo preogetto sia questo trascendere dalle inclinazioni soggettive. prendiamo un materiale e facciamo che ci spieghi come disegnare e comporre. il fatto è che forse pensiamo troppo alla realizzazione della cosa. forse lo spazio che otterremo è qualcosa di irreale e totalmente ideale. non è facile nemmeno immaginarlo. ripensando al concetto di tabella però ho avuto dei dubbi. in fondo il lavoro di accostamento timbri materiali mi sembra un poco campato per aria.

ti lascio con una domanda. se esistesse una cosa (un formato, un supporto, un luogo o uno o più suoni) direttamente determinato da musica e architettura, cosa (o come) sarebbe?

e ancora: siamo sicuri che le scienze o arti che vorremmo applicare si chiamino musica e architettura? nel mio caso non ne sono sicuro. credo che il campo neutro di applicazione delle nostre specializzazioni (perchè di questo alla fine si tratta) sia una sorta di design. ma di cosa?

mercoledì 7 marzo 2007

carne sul fuoco

100 arpe. è ovvio che non possiamo definirlo ora. però era una suggestione divertente. 100 non è un numero, 100 vuol dire tantissime. Racconta l'ambizione di fare una cosa nuova. 100 arpe tutte insieme è una pazzia, un sogno. è il nostro progetto. Forse questo sarà il titolo del nostro progetto, anche se magari non ci sarà nemmeno un arpa. Magari il sottotitolo magari non sarà nulla. Per il momento è una suggestione divertente.

potrebbe un suono determinare uno spazio? o meglio potrebbe un suono influenzare la forma? La forma è il risultato finale di un processo progettuale. Forse quindi è più corretto chidersi se il suono, per influenzare la forma non agisca sul processo progettuale. Mi rendo conto che queste sono solo parole e che usarle è molto più difficile di quello che ci si aspetti. Ma noi ci capiamo lo stesso.
La mia domanda è se tutto questo non possa avvenire nella direzione opposta oltre che in questa:
può uno spazio influenzare un suono?
può una forma(processo progetuale) influenzare un suono?

in ogni caso quello che a noi interessa è il rapporto biunivoco tra lo spazio e il suono. A proposito di questo riporto di seguito uno scritto di Calvino: "la macchina letteraria può effettuare tutte le permutazoni possibili di un dato materiale; ma il risultato poetico sarà l'effetto particolare di un di queste permutazioni sull'uomo di coscienza".
Nicolin (architetto) riprende questa frase e ne afferma la sua universalità: può perfettamente essere adattata alla discussione sull'architettura.
Forse anche al nostro progetto.
Getto carne sul fuoco. Una parte funzionerà, una parte no.

premessa tardiva #02

ok riguardo ai fallimenti non credo ci si debba preoccupare troppo, è sempre meglio comunque fare che oziare. e poi io vorrei impostare questo dibattito preliminare on line come un qualcosa di chiaramente limitato nel tempo, non so quanto, è presto, ma decideremo insieme.
in ogni caso mi sembra davvero importante affrontare seriamente questo inizio di lavoro, dato che la maggior parte (o forse no?) del progetto prenderà vita tra questi posts.

sono anch' io dell' idea che è troppo presto per sapere già quale sarà il risultato o per meglio dire l' output del nostro progetto. il concetto dei sistemi è interessante, onestamente ho bisogno di metabolizzare un po' il concetto, anche se nelle mie prime riflessioni è emersa la parola tabella di conversione materiali-timbri, anche se forse corro un po'. al posto di timbri potrebbe tranquillamente trovarsi strumento o più semplicemente suono. questo per dire che forse non siamo troppo lontani.

dobbiamo regredire al livello idea. già in fondo qual' è la nostra idea? potrebbe anche essere duplice e ottenere un risultato unitario da questo dualismo. la mia indagine potrebbe un suono autodeterminare uno spazio? o meglio potrebbe un suono influenzare la forma?
sinceramente ci devo pensare ancora un po', ma vorrei sapere la tua opinione.

ho molto apprezzato il tuo lavoro di oslo, è un buon punto di riferimento.

ps: abbandoniamo l' idea delle 100 arpe, l' idea di 100. è stupido essere ancora al punto di definire il concetto base ma sapere già queste cose.non trovi?

martedì 6 marzo 2007

particolare. una premessa tardiva, ma necessaria.
Io, come te del resto non ho mai avuto grande confidenza con questo mondo informatico dei blog bla bla bla. Io ha già due esperienze alle spalle che mi raccontano che i blog, i forum, internet in generale non servono gran che a mantenere i rapporti o a costruire e progettare.
Esperienza 1: il forum AdC. Inizialemte molto frequentato, ma poi caduto in disuso, raccolta nevrotica di sole cazzate, falimento completo.
Esperienza 2: ti avevo accennato di un prgetto che avrei dovuto fare con un ragazzo di Milano mentre ero ad Oslo. Noi abbiamo puntato tutto sulla comunicazione telematica e non ha funzionato. Non saprei perchè, ma un secondo fallimento.

Questo non significa che dobbiamo mollare il blog. Significa solo che dobbiamo essere consapevoli dall'inizio dei limiti di questo tipo di comunicazione e che se non dovesse funzionare probabilemte una causa potrebbe essere il blog.
In ogni caso l'imperativo è quello di provarci. Magari dimostrare che forse può funzionare lo stesso, al di là delle cazzate informatiche.

p.s.: giovedì questo al politecnico viene ripetuta l'esecuzione di concerto per 12 radio di john cage suonate con i radio-quadri di cui ti ho parlato. se sei qua magari potremmo fare un salto.
ciao

scripta manent

ps: scarica le foto perchè viste dal blog non hanno nua bona risoluzione.

riferimento_01

riferimento_01

queste sono immagini di un lavoro che ho fatto mentre studiavo ad Oslo. Sono molto legato a questo lavoro, trovo che sebbene ancora non del tutto maturo sia un progetto forte. Voglio che tu lo veda perchè è un lavoro che in qualche modo anticipa una parte delle riflessioni di questo progetto.Proverò a spiegarlo in due parole anche se non sarà semplice.Il tema del progetto è "sistemi come generatori di spazio".Cosa si intende con sistemi? I sistemi sono un insieme di elementi che interagiscono tra loro seguendo delle regole. Una volta trovato un sistema nel quale si riesce a intravedere una potenzialità come elemento ipiratore di spazio si identificano gli elementi e le regole che lo compngono e le si applica ad una discussione di architettura.E' un po' sbigativo visto in questo modo ma in termini generali questo è il tema.Il sistema che io ho preso come riferimento è ispirato dai sistemi compositivi di John Cage. Indeterminazione.Quindi nel mio progetto si prova ad applicare il vocabolario della musica a quello dell'architettura. Materiale= timbrica oppure movimento=dinamica oppure struttura=tempo eccetera.Il risulato è questo.Un parco urbano pubblico aperto. Questo parco è composto da una serie di pezzi a pianta quadrata di 24 per 24 metri. Ognuno di queste parti è paragonabile ad un suono. Ognuna di queste parti è una superficie calpestabile (terreno) ondeggiata sempre in modo diverso. Ogni pezzo(suono) è diverso dagli altri. Ogni pezzo(suono) ha diverse altezze (ampiezza) diverse ondulazioni (timbro) diversa posizione (frequenza) eccetera. Questi pezzi (suoni) che non sono altro che delle superfici di terreno ondulate di 24 per 24, sono affiancati uno all'altro adattandosi ad uno spazio che dovrebbe essere un ipotetico vuoto urbano. L'insieme di questi pezzi affiancati è la composizione musicale-spaziale. Quando due pezzi, cioè due superfici ondulate diverse si incontrano vengono a crarsi degli spazi ogni volta diversi e imprevedibili. A volte c'è una continuità tra due pezzi ed è possibile camminare tra un suono e l'altro. Altre volte i due pezzi affiancati si scontrano e formano un muro a causa delle loro diverse altezze. Altre volte il muro è nvalicabile, perentoreo, troppo alto. Altre volte è minimo, scavalcabile, diventa una seduta.Questo è in due parole tutto il progetto. Troppo veloce e sbrigativo, lo so.Le immagini che seguono sono foto del modellino finale che avevo fatto interamante in gesso. Il modellino era veramente fantastico, credimi. Nemmeno le fotografie sono male. Tralascio le centinaia di foto delle migliaia di esperimenti e modellini che avevo fatto. Questo è solo il modello finale.

conclusione:
è questo un riferimento?
è questo un inizio?
un elemento ispiratore?
un esempio negativo?
un punto da cui partire?
un inizio o una fine?
è questo progetto concluso?
è il nostro progetto in qualche modo legato a queste immagini?






riflessione_01

bene.
cominciamo.
Forse il lavoro a cui stiamo andando incontro non è una composizine. Non è un brano o un pezzo. O almento non nel senso tradizionale del termine.Forse è un metodo. Un sistema con una serie di regole, determiante o indterminate ma un insime di elementi interagenti tra loro in qualche modo. Non so se sia corretto dire metodo.In ogni caso mi sembra di intuire che la riflessione che facciamo porterà ad avere uno strumento, uno spazio, qualcosa che noi poi utilizzeremo per far suonare una composizione. Una composizione che sarà la nostra, ma avrebbe potuto essere un altra, magari una composizione di chi vive lo spazio, di chi lo attraversa.

Spazio=strumento ?
spazio=composizione ?
Spazio=suono ?
materiale=suono ?

Definire uno spazio tramite il suono? sul treno..

definire uno spazio tramite il suono. costruire un edificio sonoro. rapporto materiale-timbro. che rapporto tra materiale, timbro e dinamica? armonia? necessità di una tabella di conversione materiali-timbri? scelta strumenti.cercando un concetto dentro ad un concetto, potrebbero degli strumenti (e quindi dei materiali) condizionare la forma a prescindere dalla retorica? ricerca dell' idiomaticità.